Il Qigong e la Felicità

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I am Nature – the Nature is me           Photo by Panna

Snapshot 9 (13-10-2014 17-45)

Nell’appassionante ricerca di noi stessi, è importante rivolgersi alle persone che prima di noi hanno già percorso il cammino; ogni cammino è unico e irrepetibile, ma vi sono senz’altro dei punti di riferimento universali che ci possono aiutare a non smarrirci e a non perdere tempo prezioso. Una di queste pietre miliari, indicata come maggiore ostacolo verso la pienezza dell’essere, è l’illusione della separazione, che abbiamo tutti la possibilità di dissolvere.
Nell’aprile del 2013, durante un collegamento in diretta via Internet con l’insegnante spirituale Francis Lucille, gli ho posto una domanda sul rapporto tra il qigong e il risveglio spirituale. Qui sotto riporto la sua risposta, che condivido con gioia con voi (aggiungo anche la versione francese originale dopo la mia traduzione). Fate caso a come Francis… “aggiusta il tiro” riformulando la mia domanda in modo molto più efficace e vicino all’Essere; ovviamente, per “felicità”, intende il risveglio, la pienezza dell’essere, l’intima e incrollabile riscoperta di ciò che siamo veramente.

Domanda: In che misura il lavoro “energetico” (qigong, yoga, ecc.) può aiutarci nel cammino verso il Sé? Esiste un rapporto diretto (o indiretto) tra l’”energia” e la Coscienza?

Risposta di Francis Lucille:
(Sorride) Il termine “energia” per me… suggerisce qualcos’altro di quanto implicato in questa domanda. Suggerisce l’energia del petrolio, l’energia nucleare, il lavoro di una forza, il riscaldamento d’un liquido, d’un solido, ecc. Cose di questo tipo.
Dunque, l’energia, ciò che comprendo con questo termine (Francis guarda l’area “chat”, nella quale altri partecipanti aggiungono le loro riflessioni: “energia nera”, “energia del vuoto”…) … e ognuno ha la propria definizione di questa parola…
Un modo per formulare questa domanda, per potervi rispondere meglio sarebbe: “Un lavoro sul corpo – ad esempio – può aiutarci nel cammino verso il Sé?” Poi, anche “cammino verso il Sé” si può formulare diversamente: “Un lavoro sul corpo può aiutarci sul cammino verso la Felicità?” Ecco come formulerei la domanda.
E la risposta è “sì”, nella misura in cui l’ostacolo maggiore alla felicità è il nostro credere di essere un essere separato.
Questa credenza ha generato degli schemi corporei di separazione che a loro volta perpetuano questa credenza, in qualche modo, che abbiamo ereditato direttamente dal nostro ambiente, dalla nostra famiglia.
Pertanto, liberare il corpo da questi schemi di separazione – o quantomeno dai residui di tali schemi – svolge un ruolo importante nel cammino verso la felicità.
Ma se cerchiamo soltanto di liberare il corpo dai suoi schemi senza avere prima eliminato LA CAUSA che li perpetua, finiamo col fare il lavoro di Penelope, nel senso che mentre sciogliamo progressivamente i nodi, gli schemi di protezione, dato che la paura intrinseca non è stata eliminata, ne creiamo altri man mano che li sciogliamo. È quindi fondamentale comprendere a livello profondo e sperimentare il più possibile che non siamo separati.
E qual è la precondizione necessaria? Essere aperti a questa possibilità. Se siamo aperti a questa possibilità, siamo allora aperti a SPERIMENTARE questa possibilità, e l’esperienza porterà con sé le sue conclusioni.
Dobbiamo pertanto dedicarci all’investigazione delle prove che abbiamo, le presunte prove secondo cui avremmo una coscienza separata. Poiché fintanto che crediamo che la separazione della nostra coscienza sia un fatto indiscutibile, incontrovertibile, che non può essere messo in dubbio, non vi è la necessaria apertura e quindi la precondizione non è soddisfatta.
Dunque lo yoga o il lavoro sugli schemi corporei svolge un ruolo fondamentale non appena siamo aperti alla possibilità che la Coscienza sia universale, e quindi dal momento che siamo aperti ad un modo diverso di percepire il corpo e il mondo. Invece di percepire corpo e mondo come due entità separate, occorre fonderli insieme nella nostra esperienza, scioglierli l’uno nell’altro in un’unica esperienza in cui il mondo viene vissuto in quanto nostro corpo. Vi è continuità assoluta.
Per questo gli esercizi o le esperienze che coinvolgono il corpo sono molto utili. Fanno parte degli approcci tradizionali: anche la meditazione silenziosa possiede un elemento fisico, corporeo.
Ecco quanto potevo dire su questo tema. Una piccola parentesi: questi approcci corporei possono anche svolgere un ruolo preparatorio, nel senso che a volte vi sono ostacoli, resistenze a livello fisico che in qualche modo bloccano l’apertura spirituale, e una volta che mediante un metodo appropriato queste resistenze si sbloccano, a quel punto l’apertura spirituale è resa possibile. Quindi questi esercizi svolgono un ruolo in due momenti lungo il processo spirituale: 1) prima dell’apertura 2) dopo l’apertura.

Question : Dans quelle mesure le travail “énergétique” (qigong, yoga, etc.) peut-il nous aider sur le chemin vers le Soi ? Il y a-t-il un rapport direct (ou indirect) entre l’ « énergie » et la Conscience ?
Réponse de Francis Lucille : (Il sourit) Le mot « énergie » pour moi… suggère autre chose que ce qui est impliqué dans la question. Ça suggère l’énergie du pétrole, l’énergie nucléaire, le travail d’une force, l’échauffement d’un liquide, d’un solide, etc. Des choses comme ça.
Donc, l’énergie, ce que je comprends par ce mot (Francis regarde la zone « chat », ou les autres participants ajoutent leurs réflexions : « énergie noire », « énergie du vide »…)… et tout le monde a sa propre définition du mot…
La manière de formuler la question pour mieux y répondre serait: « Est-ce qu’un travail sur le corps – par exemple – peut nous aider sur le chemin vers le Soi ? » Et, le « chemin vers le Soi » peut aussi être formulé différemment : « Est-ce qu’un travail sur le corps peut nous aider sur un chemin vers le Bonheur ? » Voilà comment je le formulerais.
Et la réponse est : « oui », dans la mesure où l’obstacle majeur au bonheur est notre croyance d’être un être séparé.
Cette croyance a engendré des schémas corporels de séparation qui perpétuent cette croyance, en quelque sorte, que nous avons héritée directement de notre entourage.
Donc libérer le corps de ces schémas de séparation – en tout cas des résidus de ces schémas – joue un rôle important dans le chemin vers le bonheur.
Mais si nous essayons tout simplement de libérer le corps de ses schémas sans avoir au préalable éliminé LA CAUSE qui les perpétue, on se livre à un travail de Pénélope, en ce sens qu’au fur et à mesure que l’on dissout les schémas de protection, comme la peur intrinsèque n’a pas été éliminée, on en crée d’autres au fur et à mesure que l’on les dissout. Il est donc important de comprendre à un niveau profond et à expérimenter le plus possible que nous ne sommes pas séparés.
Et quelle est la pré-condition nécessaire ? Être ouverts à cette possibilité. Si nous sommes ouverts à cette possibilité, nous sommes alors ouverts à EXPERIMENTER cette possibilité, et l’expérimentation apportera ses propres conclusions.
Nous devons donc nous livrer à l’investigation des preuves que nous avons que nous sommes une conscience séparée. Car tant que nous croyons que cela est un fait qui ne prête pas à discussion il n’y a pas cette ouverture qui est nécessaire, la pré-condition n’est pas satisfaite.
Donc le yoga ou le travail sur les schémas corporels a une place de choix à jouer à partir du moment où nous sommes ouverts à la possibilité que la Conscience est universelle, et donc à partir du moment où nous sommes ouverts à une manière différente de percevoir le corps et le monde. Au lieu de les percevoir comme deux entités distinctes et séparées, il nous faut les fondre dans notre expérience, les couler ensemble en une seule expérience, dans laquelle le monde est expérimenté comme notre corps. Il y a une continuité absolue.
Et pour cela les exercices corporels, ou des expérimentations, sont très utiles. Ils font partie des approches traditionnelles ; même la méditation silencieuse a un élément corporel.
Voilà ce que je pouvais dire à ce sujet. Une petite parenthèse : ces approches corporelles peuvent avoir aussi un rôle préparatoire, en ce sens que parfois il est des obstacles, des résistances au niveau du corps qui en quelque sorte bloquent l’ouverture spirituelle, et une fois que par une méthode appropriée ces résistances se débloquent, à ce moment là l’ouverture spirituelle est rendue possible. Donc le rôle de ces exercices est à deux stades différents du processus spirituel : 1) avant l’ouverture ; 2) après l’ouverture.

 

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