Una scoperta straordinaria: i testi di Mawangdui 马王堆

CARTINA-CHANGSHA

La forma di Qìgōng  chiamata Mawangdui Daoyin Shu (lett.: lo Stendardo della Collina del Re Ma) è stata scoperta nel 1971, nello Hunan, presso Changsha, in una delle tre tombe risalenti al 168 a.C. conservate in modo ottimale per le ragioni che vedremo più avanti. La scoperta avvenne, come spesso accade, per caso, scavando un magazzino sotterraneo. Ad una decina di metri di profondità nel suolo alcuni operai avevano trovato uno spesso strato di argilla bianca dalla quale, una volta perforata, fuoriuscì del gas maleodorante che si infiammò all’istante – uno degli operai aveva acceso un fiammifero. In seguito ci furono altri episodi simili di cosiddetti “fuochi fatui”. Non appena fu chiaro che là sotto si trovava una tomba – tra l’altro, un’antica leggenda ne narrava la presenza in zona, ma non era ancora stata ritrovata – cominciarono gli scavi [1].

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Un frammento di cinabro (minerale da cui si estrae il mercurio)
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Gli scavi archeologici della prima tomba di Mawangdui

La bara centrale della prima tomba fu aperta nel 1973; giaceva sotto uno spesso strato di argilla bianca e di carbone vegetale, che a sua volta ricopriva un enorme sarcofago di 7m x 5m e alto 3m, ricoperto di bambù chiaro che si annerì non appena venne a contatto con l’aria. All’interno del sarcofago esterno vi erano ben quattro bare di cipresso, una dentro l’altra, tutte sigillate con la lacca.

 

 

 

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I vari sarcofagi uno dentro l’altro e la salma centrale
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Planimetria della tomba

Nell’ultima cassa si trovava il corpo mummificato di una donna. Il viso e la pelle erano ancora straordinariamente freschi, la carne ancora elastica, visceri ed organi in perfetto stato di conservazione. L’autopsia rivelò che la donna era sovrappeso e aveva abitudini alimentari non proprio equilibrate, con grande preferenza per gli zuccheri e la carne … Era morta a poco più di 50 anni, probabilmente di infarto, poco dopo aver mangiato una notevole quantità di cocomero (decine di semi erano ancora intatti nel suo stomaco!). Era stata sepolta circondata da una quantità incredibile di quelli che verosimilmente erano stati i suoi cibi preferiti: giuggiole, loti, zuppe di cereali, riso, spiedini di carne, interi animali cucinati (anche un cigno!). Un’iscrizione ha permesso di riconoscere questa dama, “Donna Xīnzhuī 辛追”, marchesa e moglie di Lìcāng 利蒼, primo ministro del Regno di Chángshā, sepolta nel 2°secolo a.C., ossia all’inizio della dinastia degli Hàn Occidentali. Le altre due tombe, infatti, conservavano rispettivamente i resti del marito e di uno dei figli della coppia.

 

 

 

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Il corpo ben conservato di Xīnzhuī.

 

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Una ricostruzione del volto della marchesa.

 

L’alto rango di Xīnzhuī e il suo lussuoso tenore di vita è anche evidenziato da più di tremila reperti preziosi rinvenuti nella sua tomba: cosmetici, oggetti laccati, capi di abbigliamento in seta finissima, strumenti musicali, dipinti, manoscritti preziosi (più di 23.000 caratteri leggibili di testi medici e filosofici, tra cui una versione diversa del DaoDeJing di LaoZi), molti dei quali in ottime condizioni. Tra i vari reperti, è stata rinvenuta una pittura su seta che mostra una serie di esercizi che i ricercatori considerano precursori dell’attuale Qìgōng e di alcune forme di Taiji col bastone.

 

 

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Lo stendardo di Mawangdui prima del restauro

Alto circa 50 cm e lungo quasi un metro e mezzo, il reperto in seta contiene i più antichi disegni di posizioni DaoYin, quattro file orizzontali di undici figure ognuna, in tutto 44. L’intera raffigurazione è chiamata “DaoYin Tu” (導引圖 lett. “Mappa del Guidare e Tirare”), e in genere viene tradotto Stendardo di Mawangdui. Le figure dipinte rappresentano quasi tutte le categorie del Qìgōng moderno: respirazioni, posizioni statiche, movimenti, forme di auto-massaggio in piedi, in posizione seduta e sdraiata. Molte delle figure si flettono, si stirano, o ruotano.

Un lavoro minuzioso da parte degli archeologi e di un gruppo di ricercatori di Qìgōng ha permesso col tempo di ricostruire gran parte dello Stendardo. In particolare, nel team di esperti di Qìgōng e letteratura antica che ha contribuito alla ricostruzione degli esercizi vi è anche la maestra Qiu Pi Xiang che, insieme al suo discepolo Wang Zhen, hanno trasmesso, rispettivamente, gli aspetti terapeutici e storici del Qìgōng Mawangdui direttamente a Liao Yi Lin, meravigliosa insegnante che lo divulga in occidente dal suo centro parigino. È tramite Liao ho potuto far giungere questa sequenza fino a voi, qui in Italia, nella sua forma originaria fedele al ritrovamento archeologico (prima della semplificazione citata più avanti).

Le 44 figure rappresentate mostrano personaggi di diverse età; la metà sono donne e l’altra metà uomini (esattamente 22 e 22… la tanto agognata “par condicio” era già rispettata a quei tempi!), con indumenti vari che denotano ranghi sociali e provenienze diverse. Alcune figure infatti indossano la veste formale – lunga veste e pantaloni a sbuffo, scarpe o babbucce a punta arricciata – utilizzata in epoca Han, mentre altre portano la tipica tunica corta e i piedi scalzi, o sono addirittura a torso nudo, denotando l’appartenenza al ceto contadino. Tutti portano i capelli lunghi raccolti in una o più crocchie. Si può pertanto intuire che la pratica di questo antenato dell’odierno Qìgōng fosse assolutamente trasversale… Ciascuna di queste figure era accompagnata da un’iscrizione che definiva il numero dell’esercizio o la sua funzione, ma molte di queste sono andate perdute. Di 27 di esse gli archeologi sono comunque riusciti a ricostruire il testo completo, aiutandosi con i reperti scritti (senza illustrazioni) meglio conservati di un altro manoscritto importante, quello di Zhangjiashan, il Libro del tirare (Yinshu [2]). Alcune descrizioni di quest’ultimo manoscritto non corrispondono ai disegni degli esercizi che nello Stendardo di Mawangdui hanno lo stesso nome, complicando le cose ulteriormente, e lasciando intuire che già a quel tempo esistessero diverse tradizioni. I nomi degli esercizi sono quindi stati scelti dai compilatori odierni, nella fase di trascrizione ed ammodernamento, con l’intento di aiutare i praticanti a capire ed interiorizzare lo scopo terapeutico dei movimenti, pur cercando di restare fedeli, per quanto possibile, alle didascalie originarie. Alcune di queste, ad esempio, citano nomi di animali, tra cui: lo sparviero, il lupo, la gru, il drago, l’orso, la tartaruga. Altre didascalie descrivono come muovere il corpo: “flettersi alla vita, ondeggiare le braccia,” ecc. Molto interessanti sono le didascalie che descrivono le disfunzioni, come malattie di reni, flatulenza, ginocchia doloranti, lombaggine, reumatismi, disturbi gastrici ed ansia.

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Lo stendardo restaurato

La Chinese Health Qìgōng  Association propone una forma semplificata del Mawangdui Daoyin Shu di solamente 12 movimenti (più l’apertura e la chiusura), sequenza abbreviata che la già citata Qiu Pi Xiang ha ideato per lavorare su tutte le coppie di Organi e Visceri relativi ai 12 Meridiani principali. La forma completa insegnata da Liao Yi Lin consente la modulazione degli esercizi in funzione delle stagioni e dello stato di salute dei praticanti. In un messaggio personale,  Liao mi ha spiegato che il governo cinese incoraggia nuovamente la pratica del Qigong per la sua riconosciuta efficacia nella prevenzione medica, ma il ricordo del triste episodio della scuola Falun Gong lo spinge anche ad una certa prudenza. Nella forma completa originaria i movimenti del Mawangdui Daoyin Shu consentono di giungere naturalmente a stati meditativi profondi. Liao afferma infatti: “Il mio intento è quello di salvaguardare la totalità dell’insegnamento che ho ricevuto dai maestri  Qiu Pi Xiang e Wang Zhen”. Liao aggiunge: “Da oltre dieci anni ho sviluppato questa pratica, che si è evoluta anche in camminate terapeutiche e movimenti meditativi. Ho cercato di mantenere vivo l’aspetto spirituale di questa forma – nel buon senso del termine. Si tratta di un lavoro puramente personale, ed è per questo che l’ho chiamato Liao Ch’an Qigong, riferendomi al buddhismo Ch’an cinese, che è all’origine del più conosciuto Zen giapponese.

Gli esercizi illustrati e descritti sullo Stendardo originario possono essere raggruppati in cinque categorie principali:

  • Esercizi che imitano i movimenti degli animali, con nomi molto pittoreschi, come L’airone spalanca le ali, Il drago si drizza sulle zampe, L’aquila spicca il volo e così via. Questi esercizi rivelano l’origine antichissima di quelle che originariamente erano vere e proprie danze sciamaniche [3].
  • Esercizi di stiramento e allungamento del corpo, la cui didascalia comincia o include infatti il termine Yin “tirare”[4]. È il secondo ideogramma dell’appellativo DaoYin 導引, termine più antico col quale si indicavano dei movimenti terapeutici (quelli che in epoca moderna verranno poi raggruppati sotto la categoria di Qìgōng). La traduzione letterale di DaoYin è “guidare-tirare” e nei testi classici si riferisce all’arte terapeutica di guidare coscientemente l’energia vitale (lo Zheng Qi 正氣) in vari plessi e vie energetiche del corpo con l’aiuto di tecniche precise di stiramento del corpo, di respirazione e di concentrazione/visualizzazione mentale, al fine di espellere l’energia patogena (Xie Qi 邪氣) che è all’origine delle malattie. La traduzione completa del termine suggerita dalla Chinese Health Qigong Association è: “guidare il Qi fino ad uno stato armonioso e condurre il corpo ad uno stato di rilassamento profondo”.
  • Esercizi volti a promuovere la circolazione del Qi con indicazioni precise di respirazione e metodi di deglutizione della saliva (corrispondono alla prima parte del termine DaoYin, Dao “guidare” (sottinteso: il Qi).
  • Esercizi per aumentare la forza e la resistenza del corpo (calci, tiro con l’arco, piegamenti…)
  • Automasaggi per alleviare il dolore degli arti e della schiena e i fastidi dovuti agli agenti atmosferici (vento, umidità, freddo…)

Gli scavi di Mawangdui rappresentano una vera e propria pietra miliare nell’archeologia cinese, perché le tre tombe, oltre a più di mille oggetti di valore, contengono anche altri testi preziosissimi, una parte dei quali riguardano la Medicina Tradizionale Cinese. Si tratta di undici testi su tre rotoli e quattro testi su tavolette di bambù che sono stati ricopiati tra la fine del III secolo e l’inizio del II secolo a.C. da testi precedenti che verosimilmente risalivano ad epoche molto più antiche, addirittura anteriori al Neijing (una compilazione di brani appartenenti a scuole ed epoche diverse, il cui nucleo più antico deriva da fonti diverse databili tra il 400 a.C. e il 260 d.C.) ritenuto fino ad allora il testo più antico di MTC.

Tra i testi compilati su seta e su strisce di bambù e legno compaiono anche i più antichi scritti astronomici del mondo, come Wŭxīng zhàn 五星占 (Osservazione delle cinque stelle) e Tiānwén qìxiàng zázhàn 天文气象雜占 (Osservazioni astronomiche e climatiche).

È interessante notare, per quanto riguarda la MTC, che nei manoscritti su seta di Mawangdui non si parla ancora dell’uso degli aghi per l’agopuntura, ma solo della moxa [5]. Inoltre, il termine a tutt’oggi usato per indicare i meridiani energetici, Jing Luo, lett. ‘trama e ordito’, non appare, ma è invece presente il carattere Wēn [6], “tepore”. La Dottoressa Giulia Boschi, eccellente sinologa, ricercatrice e insegnante di Qigong, spiega quanto segue nel suo approfondito volume (uno dei miei testi preferiti in assoluto!)  Medicina Cinese: la Radice e i Fiori (Casa Editrice Ambrosiana):

“Il flusso del Qi veniva dunque avvertito come linee di calore, ciò spiega il ricorso alla moxa nel caso tale flusso risultasse ostruito”. (Giulia Boschi)

Secondo questa studiosa, la sofisticata teoria dei meridiani e dello scorrimento del Qi non sarebbe dunque nato

“nel contesto terapeutico, ma in quello delle tecniche di lunga vita, in stretta relazione con gli esercizi DaoYin – Qi Gong e con la dietetica”. (Giulia Boschi)

In altre parole, praticando i movimenti terapeutici descritti nello Stendardo di Mawangdui ed altri esercizi, sin da tempi remoti ed ancora oggi si avvertono delle “vie” di calore nel corpo e da queste esperienze soggettive di benessere sarebbe poi nata la mappatura energetica che ancora oggi viene utilizzata nella MTC. Se il “tepore” non scorre più è segno di malattia ed occorre intervenire per ripristinare il normale scorrimento del Qi.

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Uno dei manoscritti su seta

In conclusione, si può affermare che lo Stendardo di Mawangdui, il DaoYin Tu, sia a tutt’oggi il più raffinato esempio della consistenza e continuità delle tecniche terapeutiche del Daoyin/Qìgōng . Per la maggior parte, gli esercizi sono talmente simili alle posture del Qìgōng  moderno tramandato oralmente che è stato possibile dedurne “a ritroso” la sequenza intera. Per quanto riguarda i benefici terapeutici della pratica dei movimenti del Mawangdui DaoYin Shu, che appartiene senza dubbio alla grande famiglia del Qigong Medico, esistono già svariati studi accademici [7], alcuni dei quali consultabili online.

 

[1] Si veda il curioso documentario di 50 minuti in lingua inglese del World Documentary Channel al seguente indirizzo Youtube: https://youtu.be/o1OxI8qLxgg. Il filmato ricrea l’ambiente storico che circondava il personaggio della marchesa, durante la dinastia degli Han, e mostra in dettaglio l’autopsia della mummia. Il filmato si concentra soprattutto sul tema della straordinaria conservazione della salma, dovuta alla concomitanza di vari fattori: la profondità della tomba, il fatto che fosse stata volutamente ricoperta con strati di carbone e argilla ed anche da una collinetta di più di 15 m di terra; i vari sarcofaghi sovrapposti erano sigillati con lacca (praticamente a tenuta stagna); il corpo della donna era anche avvolto strettamente in 20 strati di seta finissima. Inoltre, in un testo che descrive le tecniche di imbalsamazione, presente nella tomba stessa, si accenna ad un misterioso liquido usato per conservare i corpi. Analisi chimiche del liquido in cui la marchesa è stata ritrovata completamente immersa hanno infatti rivelato la presenza di varie sostanze, tra cui il cinabro (minerale rosso da cui si estrae il mercurio nativo, notoriamente utilizzato dagli alchimisti), sale e magnesio. Il dibattito scientifico è ancora in corso: alcuni archeologi credono che il liquido sia stato introdotto prima dell’inumazione, altri pensano che sia il frutto di semplici infiltrazioni nel corso dei secoli.

[2] Lo Yinshu 引書, manoscritto su listelli di bambù, è stato scoperto nel 1984, circa un decennio dopo i preziosi manoscritti su seta di Mawangdui, e risale ad un periodo di poco successivo a questi ultimi (196-186 a.C.); gli scavi sono stati effettuati a circa 150 km a nord della collina di Mawangdui, sul Monte Zhang Jia 張家山, nella provincia Hubei. Secondo gli studi di Peng Hao 彭浩 e del prolifico ricercatore Li Ling, lo Yinshu raggruppa 5 trattati suddivisi in capitoli che riguardano la salute e la longevità. Un primo capitolo descrive delle regole d’igiene per preservare la salute seguendo le stagioni.  La seconda parte presenta 40 movimenti e tecniche per prolungare la vita. Nel terzo capitolo ritroviamo, come nel manoscritto di Mawangdui,  44 movimenti per la cura delle malattie, a cui si aggiungono altri 24 movimenti per prevenire le malattie e un’ultima sezione dedicata alla respirazione.

[3] Il concetto di danza con finalità terapeutica di origine sciamanica è ancora presente nella somiglianza tra la grafia e la fonetica dell’ideogramma wǔ (danza) e quelle dell’ideogramma ( sciamano). Nel pittogramma antico presente sulle ossa oracolari la danza si scriveva wu-danzare  : la parte superiore mostra una persona dalle cui braccia pendono corde e penne, oppure larghe maniche (lo sciamano ), mentre i due segni inferiori indicano i piedi intenti nella danza, per l’appunto.

[4] L’ideogramma si compone di ”arco”e 丨“corda”, suggerendo l’azione del tirare.

[5] La Moxibustione (o Moxa) è una particolare tecnica terapeutica appartenente alla MTC, caratterizzata dall’applicazione prolungata di calore su punti e meridiani tipici dell’agopuntura. Tale calore viene prodotto facendo bruciare – in prossimità della zona da trattare – degli appositi sigari o coni di artemisia (artemisia vulgaris) le cui foglie – raccolte in primavera – vengono poi appositamente essiccate, pressate e polverizzate.

[6] Wēn , lett. ‘tepore’ è composto da 氵水 “acqua” e dal segno fonetico , che da solo significa “benevolenza” ed è a sua volta curiosamente composto da “ciotola” 皿 e “bocca” 曰 – nell’antico pittogramma  appare anche 囚 “prigioniero”, e quindi significherebbe “nutrire un prigioniero”. L’ideogramma descrive dunque un senso di benessere e calore che scorre come l’acqua nel corpo…

[7] Esistono già vari studi clinici sperimentali del Mawangdui Qigong applicato a vari disturbi:

http://caod.oriprobe.com/order.htm?id=25309101&ftext=base  (disturbi femminili, menopausa, problemi di peso, cura post-chirurgica) – Experimental Study on Emotional Influences of Mawangdui Guided Exercises over Middle and Old-Aged Women di LIU Xianping, WANG Zhen, ZHOU Guangrui, 2010;

http://www.witpress.com/elibrary/wit-transactions-on-biomedicine-and-health/18/28803 (ipertensione) – On The Experimental Study Of Applying Gymnastic Qigong Of Mawangdui Guidance To Improve The Life Quality Of Patients With Hypertension di Na Liu & Kun Liu.

Esiste inoltre una vastissima letteratura scientifica sugli effetti terapeutici del Qigong in generale, in continuo aggiornamento. Il database più completo è senz’altro quello proposto nel sito ufficiale del Qigong Institute : http://www.qigonginstitute.org/html/papers.php  (in lingua inglese).

 

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