INVITO AL VIAGGIO… VERSO IL CENTRO Insegnare, facilitare o vegliare?

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La Fonte sei Tu – Animmagine di Panna

In questa pagina vorrei parlarvi della mia esperienza nei gruppi di creatività che ho l’immenso piacere e onore di ospitare nel mio spazio Animmaginarte. È già da un po’ di tempo che cerco una parola diversa da “facilitare”, che non so perché mi piace poco. (Non parlo nemmeno del termine “insegnare”, che mi ha sempre fatto pensare alla marchiatura per assicurarsi la proprietà del bestiame). Nel mio profilo Instagram ho scritto che a volte gioco a fare la “custode” della creatività, nel senso di una persona il cui compito è quello di vegliare su uno spazio importante, o un contenitore di cose preziose. La parola “custode” ha anche una vaga reminiscenza di esseri alati e affettuosi che proteggono la tua vita, è decisamente gradevole. Ecco, mi viene in mente proprio ora che forse vegliatrice è più bello di “facilitatrice” – e, meraviglia! il severo correttore automatico del programma Windows che sto usando non me l’ha segnata con quella fastidiosissima linea rossa a zigzag! Allora si può dire! Esiste già, questa parola!

Esiste eccome, e da tempo immemore… ancora una volta, il mio “pallino” per l’etimologia mi porta a fare scoperte emozionanti: vegliare e vigilare condividono una stessa origine proto-indoeuropea, – wer, percepire, badare a, stare attento a, da cui vengono l’inglese to watch over, appunto vegliare su qualcuno o qualcosa, e tante altre parole che portano in grembo l’idea del custodire e del “guardare” come fa un guardiano. In inglese l’angelo custode è denominato guardian angel, affine al francese ange gardien. La stessa radice ha dato la nascita al latino verēre, da cui viene il nostro riverire, guardare con rispetto, o timore reverenziale. Veglia mi fa pensare al risveglio e alla luce del giorno. Ma anche a tutelari turni di guardia notturni. Il verbo frasale inglese to watch over che ho appena citato, senza la preposizione, significa guardare, osservare, e proviene dalla radice proto-indoeuropea –weg, essere forte, essere pieno di vita. Da cui derivano anche tutti i termini inglesi del risveglio: wake, awake, awakening

Direi proprio che svolgere la funzione di vegliatrice invece di quella d’insegnante mi piace molto. È una descrizione che sento più vicina a quello che accade negli incontri di libera creatività che ospito regolarmente.

Anni fa, quando Internet era ancora agli inizi, mi capitò di fare l’interprete per un seminario intensivo di psicologi americani e italiani, guidati da un loro collega seguace della visione “incentrata sul cliente” di Carl Rogers, che prima di questo incontro fortuito non conoscevo. Il principio di non-direttività espresso da Rogers si può estendere facilmente dal gruppo terapeutico a un qualsiasi altro gruppo che promuova la crescita reciproca: un’aula di scuola (magari!) o, come nel mio caso, negli incontri di ARTè con Panna. Per me quella era stata una scoperta, non avevo idea che esistesse questo tipo di approccio psicologico. Da allora l’argomento mi ha appassionato e ho esplorato territori entusiasmanti – tra i quali una serie di seminari con lo psichiatra praghese Stanislav Grof, di cui parlerò più estesamente in altri articoli.

Nella pratica in cosa consiste questa funzione di vegliatrice? Intanto si fonda su un presupposto per me irrinunciabile: so di non essere solo un corpo provvisto di una mente e che la coscienza non è riducibile a quello che contiene la mia scatola cranica, per quanto meraviglioso sia. Per dirla in modo scherzoso, rubando una citazione del fisico quantistico Nassim Haramein:

Cercare la coscienza nel cervello è come cercare il presentatore dentro l’apparecchio radio.

Quando gioco con la creatività insieme ad altre persone, cerco di esser sempre sintonizzata su un vasto spazio portatore di sapienza e saggezza che non viene DA me, ma ATTRAVERSO me. Questo spazio misterioso, da cui giungono intuizioni sorprendenti e inaspettate, è diventato la mia vera casa anche grazie al Qigong e alla meditazione. Poi si è consolidato in ambito creativo grazie agli intensi mesi trascorsi sotto la guida dell’artista statunitense Dana Lynne Andersen, fondatrice della scuola di Arte per il Risveglio e la Consapevolezza. Dana afferma che chi guida un gruppo di persone nel loro processo creativo è addirittura una levatrice di anime… attenta ad ogni fase della nascita di nuove intuizioni e scoperte, amorevole ed efficace, ma mai invadente.

In inglese c’è un detto in rima molto carino, che distingue chiaramente the sage on the stage and the guide on the side, ossia il saggio sul palcoscenico e la guida discreta, dietro le quinte, potremmo dire. Inizio ogni incontro creativo con una particolare dichiarazione d’intento, sotto forma di una breve presentazione molto colorata e ricca di immagini, preferibilmente animate (mi piace creare una “realtà aumentata”, poetica), affiancate da poche parole che vogliono essere più evocative che esplicative: un invito al viaggio. Un viaggio verso dove? Verso lidi interiori, dove, parafrasando Baudelaire, tutto parla la dolce lingua natia dell’anima.

La mia funzione è simile a quella della bussola: cerco che il mio ago interiore sia sempre rivolto verso la Stella Polare; sta poi ad ogni navigante orientare il proprio timone. La direzione può essere la stessa, ma ognuno vivrà tappe diverse, esperienze uniche.

The sailor cannot see the North,  but knows the Needle can.

Il marinaio non può vedere il Nord, ma sa che l’Ago può.

Emily Dickinson                    

In realtà è facile verificare se si stia seguendo la giusta direzione: è una sensazione precisa, riconoscibilissima, di benessere e felicità che proviene da tutte le cellule del corpo. Una felicità in filigrana – contagiosissima! –che non viene cancellata neppure nei momenti – e ce ne sono, nel viaggio creativo – in cui si deve passare tra lo Scilla e Cariddi di turno. Nulla di veramente pericoloso, visto che tutto si svolge in uno spazio sicuro e protetto, molto simile allo spazio mitico che creano i bambini quando giocano a “facciamo che io ero… e che tu eri…” Uno spazio però anche sufficientemente autentico e plausibile, tale da innescare vere e profonde trasformazioni in ogni viaggiatore.

Tra i tanti altri “cartelli” … psicosomatici che indicano sia a chi veglia che a chi è vegliato che si segue la buona direzione lungo il cammino creativo, ne enumero solo qualcuno: senso di appartenenza e unione; esperienze sensoriali amplificate (soprattutto vista, udito e tatto… e felicità – come accennato qui sopra); sensazione di stare a proprio agio anche in silenzi prolungati; leggerezza e apertura del cuore; voglia irrefrenabile di andare avanti senza sapere dove né come; piacere intenso nel fare un passo alla volta, istante dopo istante, senza neppure aver chiara la meta; sensazione di essere immersi in qualcosa di misterioso, avvolgente, a volte travolgente, molto più grande di ciascun viaggiatore.

Durante questi incontri si creano sinergie magiche – ad esempio, le immagini e le condivisioni di un viaggiatore completano misteriosamente quelle di un altro…  è come se ognuno mettesse il meglio di sé a disposizione di tutti, e questo fa emergere intuizioni inaspettate, accende pensieri nuovi che nessuno prima aveva mai pensato, e suscita creazioni che nessun viaggiatore, da solo, avrebbe mai potuto creare.

Vegliare su questi processi creativi è più un’arte che una scienza, richiede apertura, accoglienza e ascolto. E disponibilità all’esser felici. E presto si allarga ad ogni partecipante, che veglia su se stesso e sugli altri, empaticamente attento alla felicità propria e altrui. Tutti, alla fine del viaggio creativo insieme, scoprono proustianamente che la scoperta vera non è tanto nei nuovi territori esplorati, ma nel modo nuovo di vedere che ne scaturisce (in modo assai sincronico, questa famosa affermazione di Proust è apparsa più volte durante i nostri incontri!)

Il prodotto finale (il collage, il dipinto, la scultura…) è SEMPRE bello. Non che la bellezza sia lo scopo ultimo. Piuttosto, è il sottoprodotto naturale dell’impegno, dell’autenticità e dell’allineamento alla propria felicità di ogni partecipante. Piccoli frammenti di Mistero vengono strappati all’invisibile per divenire visibili. A volte questi frammenti sono accompagnati anche da profondi significati, da vere e proprie epifanie. In sostanza, tuttavia, il Mistero non viene “spiegato”, ma CELEBRATO. Ogni viaggiatore usa tutto il proprio essere per celebrare il mistero della vita. Ne deriva una profonda trasformazione: non puoi essere la stessa dopo aver creato qualcosa. Ti sei riavvicinata al tuo io più grande e misterioso. Hai riconquistato un tuo territorio interiore con la gioia, liberandolo dalla banalità, dal grigiore, dall’infelicità.

La tua danza creativa ti ha riportato al centro di te stessa, là dove tutto è ordine (cosmo!) e bellezza, lusso calma e voluttà!

rotating-dervishes1
Gif tratta da https://giphy.com/gifs/istanbul-sufi-whirling-dervish-E9losnocFe2Aw

In conclusione, aggiungo un piccolo Haiku che scrissi qualche anno fa, che ha qualche risonanza con questo articolo:

Risusciterò

l’Infinito qui dentro

trovando il Centro

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