Anche la tristezza è Vita e tu sei più grande della tristezza

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Sei più grande della tristezza                     Animmagine di Panna

Oggi vi riporto la traduzione di parte di un’intervista fatta da Tami Simon, direttrice della casa editrice americana Sounds True, al giovane insegnante spirituale britannico Jeff Foster. La potete scaricare, in lingua inglese, iscrivendovi gratuitamente qui. Il titolo dell’intervista completa è: Come essere gentile e compassionevole verso te stesso in ogni situazione.

La Sounds True è una delle mie case editrici estere preferite, per la scelta delle sue pubblicazioni e per l’impegno che dimostra nella volontà di contribuire alla svolta di coscienza di cui c’è un urgente bisogno ORA, sul nostro pianeta. Nel loro sito si trova anche una vasta quantità di materiale gratuito. I testi (1) di Adyashanti che ho avuto l’immensa gioia di tradurre in italiano sono stati pubblicati in un primo momento proprio da loro.

Jeff Foster  è un insegnante spirituale sorprendente, che non si considera affatto un maestro. È sorprendente non solo per la sua giovane età, ma anche per il modo semplice, diretto e spesso divertente di portare il lettore o l’ascoltatore a vivere l’esperienza profonda del Sé senza ricorrere a gerghi spirituali astrusi e a inutili meandri concettuali, perché crede che la libertà vera sia un diritto di nascita che appartiene a tutti noi. Ci libera con incantevole autorevolezza e gentilezza da tutto quello che non è davvero utile, perché ha percorso questo stesso cammino di semplificazione e di emancipazione prima di noi. Lo consiglio a chi si vuole avvicinare alla spiritualità profonda senza doversi prima studiare chissà quanti testi antichi o teorie complicate. Jeff a certe realizzazioni ci è arrivato… vivendo, e dando a volte belle sonore testate qua e là, come tutti noi!

In questa intervista Jeff Foster ci dà delle indicazioni preziosissime per capire come evitare di perderci nelle emozioni intense (soprattutto quelle cosiddette “negative”), ed anzi come utilizzarle proprio per scoprire chi siamo veramente. Ci sono molte ripetizioni che ho volutamente lasciato così come sono, perché questo testo si può utilizzare anche come meditazione guidata.
Buon viaggio!!!!

J.F.: Quando sei consapevole della tristezza, ad esempio, il fatto stesso che tu sia consapevole di questa tristezza dimostra che ciò che tu sei veramente è più grande della tristezza; quel che sei davvero non viene intrappolato dalla tristezza. Nell’atto stesso di accorgerti della presenza della tristezza, in realtà stai già riconoscendo che il tuo Sé autentico è più grande della tristezza. Quello che sei veramente è vasto, non rimane intrappolato nella tristezza. È questo il punto centrale, il nucleo: ciò che sei veramente non è intrappolato nella tristezza. Il fatto stesso che tu possa essere consapevole della tristezza denota che vi sia già una forma di intelligenza in opera: la consapevolezza è già presente, qui. Ciò che sei veramente non sta dentro la tristezza, non sei rinchiuso tra le mura della tristezza, non sei intrappolato nella tristezza, non sei limitato da essa. C’è già uno Spazio. Nell’atto stesso di notare, di far caso alla tristezza, è come se tu dicessi proprio questo: “Ciò che sono davvero è più grande della tristezza. Ciò che sono è lo Spazio che contiene la tristezza. Non sono dentro la tristezza. Non sono intrappolato nella tristezza. In realtà, la mia esperienza mi dice che è la tristezza ad essere intrappolata dentro di me. Non sono io ad essere intrappolato nella tristezza. La tristezza è dentro di me.”

Ecco allora che cominci a riconoscerti, a riconoscere che sei lo Spazio che contiene la tristezza, tu sei la stanza… Sì, ecco una bella metafora: sei la stanza che contiene la tristezza. Sei la stanza in cui sta la paura. Non sei tu ad essere intrappolato nella paura. Il fatto stesso che tu possa essere consapevole della paura, che tu possa concepirla, conoscerla, indica che non ne sei intrappolato. Tu sei lo spazio che la contiene. Di fatto, questa è la vera essenza della meditazione: giungere a vedere che, in realtà, sei molto, molto spazioso! Sei lo Spazio nel quale sorgono i pensieri, le sensazioni, le emozioni… Sei lo Spazio in cui sorge questo sentimento di disperazione. È molto simile alla stanza in cui ti trovi proprio ora. Anche questa è una bellissima metafora. Mi piace molto parlare per metafore, perché penso che le metafore mettano a tacere la mente, in qualche modo. Le metafore e la poesia riescono ad acquietare la mente, operano su un livello completamente diverso, molto meno razionale. È bello usare metafore e figure poetiche quando si parla di questi argomenti, perché penso che noi siamo esseri poetici… Tu sei poesia, in realtà! Quindi, ciò che sei davvero è molto simile alla stanza nella quale ti trovi proprio in questo momento; che si tratti del salotto, una classe, uno studio, una chiesa, qualsiasi sia il posto in cui ti trovi mentre leggi queste parole. Ciò che sei davvero è molto simile a questa stanza: la stanza dove ti trovi è sempre qui, è sempre presente, contiene tutte le cose che ci stanno. Accadono ogni sorta di cose in questa stanza, col passar del tempo: persone di tutti i tipi sono entrate ed uscite, ci sono state risate e lacrime in questa stanza, c’è stato dolore in questo spazio, c’è stata noia ed estasi; ogni sorta di gente è stata qui, forse anche animali… Ci sono state la luce e l’oscurità. Ad esempio, nella stanza in cui mi trovo ora la luce è spenta di notte, però la stanza rimane. La mattina torna la luce, riprendono le attività al suo interno, ma lo spazio è sempre presente. La stanza in sé non viene né minacciata né danneggiata da qualsiasi cosa accada in essa. Che ci sia sofferenza o gioia, lo spazio le contiene, permette loro di esistere, in un certo senso. Se nella stanza ci sono risa, se ci sono lacrime, la stanza le contiene comunque. È questa la chiave: lo spazio non dice “Alle risate è permesso di esserci, ma alle lacrime no”. La stanza non dice: “Al dolore non è consentito di stare qui, solo al piacere è consentito”. La stanza non dice: “In questo spazio devi sentirti sempre bene”. La stanza non dice: “Dentro di me, questi pensieri, o queste sensazioni non possono entrare.” La stanza non dice questo, la stanza non fa altro che fornire lo spazio; semplicemente, contiene qualunque cosa voglia apparire al suo interno o voglia uscirne. Questa, pertanto, è un’ottima metafora che descrive chi sei davvero.

(Domanda di Tami Simon) Quello che noto, Jeff, quando condividi queste metafore con me – che si tratti della metafora della stanza, o di quella dell’onda nell’oceano – ti seguo perfettamente, divento la stanza, divento l’oceano. Ma c’è qualcosa che mi incuriosisce: nella tua vita, sperimenti momenti in cui ti trovi a non sentire di essere la stanza, ma piuttosto la sedia che è stata calciata via, o qualcosa del genere… e se sì, c’è qualcosa che fai in quei momenti, per riportarti all’altro modo, più vasto, più espanso, di essere?

J.F.: Sì, certo, penso che uno tra i tanti miti sul Risveglio è proprio questo, ossia che il Risveglio sia una stanza perfetta nella quale entrano soltanto contenuti felici e piacevoli. Penso che sia uno dei vecchi miti sull’Illuminazione: quando sei risvegliato, illuminato, quando ti ricordi chi sei veramente, ossia lo spazio, la stanza, al suo interno accadranno soltanto cose belle. Entrerà soltanto la beatitudine. Soltanto i bambini beneducati verranno a visitarti. In un certo modo, è vero proprio il contrario – è stata questa la mia esperienza nel corso degli anni – anch’io, senza alcun dubbio, mi illudevo: “Ora che sono risvegliato, accadranno solo cose piacevoli”. Ovviamente, mi sbagliavo completamente. La Vita, con la sua immensa compassione, è arrivata e ha distrutto del tutto questi miti. In realtà, sapere che sei la stanza, conoscere te stesso in quanto spazio, è sapere che può entrare qualsiasi cosa. Possono entrare tutti i tuoi bambini. Col passar del tempo, ogni sorta di sentimenti dolorosi, spiacevoli ed intensi entreranno nella stanza e…

T.S. : Ma ti confondi ancora, ti prendi per quei sentimenti, perdi le tracce, e se sì…

J.F. : Sì!

T.S. : … e se sì – ad esempio: “Io sono la seggiola appena calciata, non mi sento di essere la stanza, sono la sedia a cui stanno dando calci…” – c’è un modo in cui ritorni alla consapevolezza d’essere la stanza? C’è qualcosa che fai, o accade spontaneamente?

J.F. : Sì, certo… devo dire che ora non dura più a lungo come prima ma… sì, certo, nel corso degli anni ho sperimentato ogni sorta di cose nella mia vita personale – dolore fisico, rotture nelle relazioni… Un paio d’anni fa a mio padre è stato diagnosticato l’Alzheimer; è stato un viaggio incredibile andargli incontro mentre il suo mondo sta crollando, e andare incontro a me stesso, mentre sto con lui, mentre sorgono sentimenti di frustrazione e, a volte, di vera, intensa tristezza. Quindi, sì, è vero, negli ultimi anni mi è capitato di avere sensazioni ed emozioni intensissime. Credo che un altro dei vecchi miti riguardo al Risveglio è quello secondo cui la vita diventa meno intensa, sei più protetto dalla vita: la mia esperienza è proprio l’opposto. Tutto è molto più intenso ora: la tristezza è… più triste, il dolore è più doloroso. Tutto è in qualche modo più intenso perché non respingo più nulla. Ad esempio, se mi fa visita la tristezza, è come una marea di tristezza… Nel corso degli ultimi anni ci sono stati momenti in cui mi sono completamente dimenticato della stanza… e mi sono totalmente identificato col contenuto! Credo che sia un bel modo di parlare della sofferenza: la sofferenza, in sostanza, è dimenticare la tua natura autentica, il tuo essere la vastità della stanza, dello spazio che abbraccia ogni cosa in esso contenuto; è identificarsi con qualcosa di molto più piccolo di te. Perché ciò che sei è vasto, in quanto spazio tu sei vasto, e tutti i contenuti che in esso sorgono – sentimenti, emozioni, sensazioni, pensieri – sono piccoli rispetto a quel che tu sei davvero. La sofferenza è quindi una forma di oblio, ti dimentichi che la tua natura autentica è lo spazio, è qualcosa che può abbracciare dei contenuti. Non c’è dubbio, nel corso degli ultimi anni ci sono state ondate molto intense… Ma quello che ora riesco a fare, è semplicemente stare con qualunque sensazione appaia, sederle accanto, per così dire. Sto seduto accanto al malessere… Una cosa che ho imparato ultimamente è, in qualche modo, a fidarmi, ad avere fiducia… qui stiamo parlando, di fatto, di una pazza fiducia nella Vita. Anche se proprio adesso, in questo momento, c’è un intenso malessere, e la mente ti sta dicendo “Sbarazzatene! Scappa via!”, o la mente cerca di sistemare le cose, di porvi rimedio, in verità, forse questo malessere non è un errore. Forse, in questo istante, questa sensazione di malessere non è contro la Vita: è Vita! È questo il punto di riferimento per me, quello che cambia tutto per me. Continuo a tornare su questa affermazione: questa sensazione, questo sentimento, non è contrario alla Vita, non va contro la Vita, ma è la Vita. È questa la mia intuizione fondamentale, vitale: “non è contro la Vita, è la Vita”. Anche se quella che sto provando è una sensazione molto intensa, quello che faccio è… – immagina un dolore profondo, intenso, come quando sto accanto a mio padre che si sta dimenticando tutto, anche chi sono io, ed io mi accorgo della presenza di un’onda di dolore profondo – … non giro lo sguardo da un’altra parte, non fuggo a questo dolore; in un certo qual modo è come se avessi preso una specie di impegno, un folle impegno… l’impegno di non girarmi dall’altra parte. Forse, in realtà è qualcosa che abbiamo tutti dentro, che fa parte del modo in cui siamo costruiti… Forse noi siamo questo impegno e, semplicemente, col passar del tempo ce ne dimentichiamo. Credo che noi siamo l’impegno di non voltarci da un’altra parte. L’atto di girarsi dall’altra parte, di fatto, viola il nostro stesso impegno. Un impegno che forse data di milioni di anni, l’impegno di incarnare pienamente ogni nostra esperienza. Se volto le spalle a questo dolore profondo, sto di fatto girando le spalle alla Vita nel suo insieme. Se cerco di evitare questo dolore, questa onda dell’oceano di me stesso, in realtà volgo le spalle a tutta l’esistenza. Volto le spalle a Dio. Volto le spalle al Big Bang, ai dinosauri, a tutti i pianeti e alle stelle, ai fiori… volto le spalle a tutto. Credo che forse questo dolore non è contro la Vita, non è contro di me, contro l’Amore, forse è una strana espressione dell’Amore. Forse si tratta di un linguaggio che non abbiamo mai imparato a parlare o a capire…

T.S.: “Una pazza fiducia nella Vita”…

J.F.: Sì… una pazza fiducia nella Vita… di recente ho imparato a restare, a rimanere con l’onda, anche se è spiacevole, scomoda, anche se brucia, anche se tutto ti sta dicendo di scappar via, e a riconoscere anche questo, non far finta che non vorresti fuggire, ma riconoscere anche questo: “Sì, rimango qui, e sì, vorrei proprio scappar via”, e restare qui, in questo luogo, rimanere in questo gran minestrone, in questo crogiuolo di sensazioni contraddittorie che c’è in questo momento, senza avere alcuna risposta, senza sapere come fare per sistemare le cose. Semplicemente restare qui. Anche se vorresti andartene. È questo che ho imparato ultimamente: restare. Ogni volta che sono riuscito a farlo – e a volte ci vuole un po’, qualche minuto, qualche ora, qualche giorno – alla fine tutto sembra sbriciolarsi, svanire: la tensione, ecc. E se quell’onda riappare un’altra volta, se l’onda del dolore profondo ricompare, forse sta lì per essere abbracciata, perché le si stia accanto, le si vada incontro… è come un bambino alla tua porta, che vuole da te un po’ di attenzione, un po’ d’amore, e anche se al momento non sai come dargliela, il bambino ti dice: “Stai un po’ con me!” e noi gli rispondiamo “Non so come farlo…” e il bambino replica: “Non fa niente, resta con me lo stesso…” (Jeff alza le spalle, sorridendo).
T.S. Grazie Jeff, grazie per averci portato la tua pazza fiducia e il tuo pazzo impegno…
J.F. Grazie a te, Tami, per avermi consentito di portare la mia pazza fiducia alla Sounds True…

(1) Adyashanti, Aprirsi alla Grazia, Edizioni Tecniche Nuove; Adyashanti, La Danza del Vuoto, Edizioni Tecniche Nuove.

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