Resilienza: tramutare gli eventi in forza interiore

A volte è difficile, ma la vita vince sempre Disegno a matita di Panna

Chi mi segue nella vita o anche soltanto in questo Blog, sa già che sono naturalmente attenta agli eventi sincronici – in pratica, non credo che le coincidenze siano solo fatti casuali, ma che celino spesso un messaggio per noi. È come se la vita ci facesse l’occhiolino… Ecco che tra l’8 e l’ 11 novembre scorsi (11-11-2020 – sì, lo so, una manna per i New-Agers, che saluto con affetto 😉 ) sin dalla mattina mi sono arrivati messaggi vari con al loro interno la parola RESILIENZA. Il via l’ha lanciato un messaggino WhatsApp di un amico psicologo, un semplicissimo cuoricino con scritto su “resilienza”. Poi un video di Selene Calloni Williams, che seguo con molto piacere quando posso; poi un messaggio su Instagram di un’amica irlandese con un bellissimo testo di Charles Eisenstein. Per non parlare del fatto che sono ancora occupata a tradurre un articolo transdisciplinare di una professoressa universitaria californiana che unisce l’arte, la meditazione e le ultime, fondamentali scoperte nel campo delle neuroscienze. In matematica, uno più uno fa due, ma nel mondo dell’Anima che frequento moltissimo, uno più uno è un primo occhiolino, e se poi ce ne sono altri due o addirittura tre scatta l’allarme! Così, armata del mio registratore vocale del cellulare, ho buttato giù le prime riflessioni.

Nel suo video, Selene Calloni Williams cita a memoria una famosa frase, che guarda caso ho appiccicata sul mio frigorifero da un bel po’ di tempo (un acquisto durante il mio ultimo viaggio a Londra). È una frase che mi ripeto ogni volta che incontro qualche ostacolo particolarmente ostico. Eccola qua:

In italiano, potremmo tradurla come segue:

La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma è imparare a ballare sotto la pioggia.

In questo periodo storico senza precedenti che stiamo vivendo TUTTI sul nostro pianeta, non sfugge a nessuno il fatto che, come al solito, è subito scattata una vera e propria GUERRA. Leggete i giornali mainstream e noterete come me che le parole più usate sono le seguenti: sconfiggere – lotta – guerra – positivi (povera parola, una volta era accettabile e anche ricercata, adesso essere positivi è un marchio d’infamia) – decessi – morti… e chi più ne ha più ne metta. Un neuroscienziato direbbe che tutto il mondo dell’informazione fa leva sul nostro “cervello rettiliano”, quello antico, che ci serviva ai tempi delle caverne per non farci divorare dalle tigri con i denti a sciabola. Pochi, pochissimi, sono coloro che ti ricordano che l’essere umano, nel corso delle ere, è stato ANCHE dotato da Madre Natura di una meravigliosa neocorteccia, sede/ricetrasmittente di tutto ciò che ci rende più squisitamente UMANI, per l’appunto: empatia, immaginazione, idealità e tutte le emozioni più elevate. Insomma, siamo nel 2020 e (s)ragioniamo ancora come nel Paleolitico inferiore, al punto di permettere, ad esempio, che diciassette milioni di visoni vengano uccisi per paura di una presunta mutazione virale (se vi era sfuggita questa ennesima follia, eccovela servita). Ma non voglio rattristarvi.

La vita non è tutta rose e fiori, e siamo d’accordo. Ma c’è una bella differenza tra la resistenza (il conflitto, lo scontro) e la resilienza. La stessa differenza che corre tra l’ascia e il bambù. Chiunque come me e tanti miei amici pratica il Tui Shou, il Taijichuan, il Qigong, sa che MAI ci si scontra “di petto” con l'”avversario”, ma si sfrutta proprio la SUA spinta per farla “girare” (spesso letteralmente) a NOSTRO favore. Laozi direbbe che bisogna essere come l’acqua – ossia YIN – non opponendosi agli ostacoli, ma abbracciandone la forma. Le rose e i fiori, tra l’altro, lo sanno bene che per raggiungere la luce del sole a volte bisogna usare la forza – ma attenzione! Forza vuol dire Slancio, Energia; non è opposizione, né tantomeno estenuante forzatura. Mi hanno sempre affascinato le piante che crescono nei posti più improbabili, come l’umile tarassaco che apre questo articolo, che disegnai anni fa seduta sulle scale della casa di campagna dove vivevo. O come questo girasole, che era nato da un cumulo di sabbia abbandonato in un cantiere edile.

Girasole solitario Disegno a matita di Panna

A volte è davvero desolante vedere come ricadiamo continuamente negli stessi, logori comportamenti. Questa folle mania di controllo che ci affligge da secoli non molla la presa, eppure è ora che lo faccia. Il controllo, lo sforzo, la fatica, il progresso conquistato a gomitate, il profitto e l’accumulo per proteggerci da chissà cosa, sono idee talmente conficcate nella nostra mente, che guardando un girasole spuntare in un ambiente apparentemente ostile riusciamo solo a pensare a quanto abbia lottato e faticato per crescere. Ci dimentichiamo che quel tarassaco, quel girasole, sono cresciuti con la forza del loro desiderio/amore per i caldi raggi del sole e per i nutrienti della terra, e che tutto l’universo tifava per loro. E non vediamo più che seguire questo slancio vitale meraviglioso produce sempre e solo Bellezza, perché da sempre la Vita prende cura di se stessa in tutte le forme che manifesta, COMPRESO NELL’UOMO.

Per analogia, cosa potrebbe rappresentare per noi esseri umani ciò che per una pianta sono l’amorevole richiamo del sole e il nutrimento della terra ? Cosa potrebbe farci muovere, commuovere, agire e vivere senza tradire o vendere la nostra anima, senza distruggere tutto ciò che tocchiamo (avrete notato che secondo l’articolo sulle tigri con i denti a sciabola potremmo essere stati noi ad averle fatte estinguere! Pure loro!) ? È possibile smettere di sentirsi costantemente minacciati, vittime impotenti di un destino crudele? È possibile imparare a danzare sotto e con la pioggia?

Non sono una sputasentenze, non ho mai davvero amato le scritte nei cioccolatini (spesso provocano più carie della stessa cioccolata), e sicuramente ognuno trova la propria risposta a questa domanda (è importante porsela, però!). Vi posso raccontare quello che aiuta me. Il mio sole interiore è il calore che provo nel cuore quando vedo la felicità in un altro essere vivente. Che sia un gatto che fa le fusa perché gli hai preparato la cuccia perfetta, o una donna che dopo anni passati a prodigarsi per la famiglia dimenticandosi di sé riscopre la gioia di creare, di esprimersi e di condividere le proprie scoperte, o ancora di un uomo sempre stanco e malinconico che riscopre una passione giovanile e la trasforma nella sua attività principale… Potrei darvi migliaia di esempi, e so che ne avete tanti anche voi. E la mia terra interiore, il mio nutrimento, è un’incrollabile fiducia nella Vita, perché so che la Vita è infinitamente più saggia, amorevole, prodiga di significato di qualsiasi pensiero possa mai sorgere nella mia limitatissima e spesso durissima testolina. Questa fiducia (e non m’importa se mi tacciate di ingenuità) è quella che anche in questo periodo così difficile mi fa già intravedere dietro il velo tragico degli eventi una luce in arrivo, una rinascita. Questa fiducia è il dolce frutto della Vita stessa: ho anche io una statistica interiore che mi fa vedere con chiarezza che tutte le “batoste” mi hanno davvero fatto crescere, ossia mi hanno reso più trasparente all’Anima, più consapevole dei fili invisibili che muovono tutto ciò che esiste. Per capire che nessun evento è mai CONTRO di me mi ci sono voluti anni, finché come dice Laozi ho finalmente visto che “ciò che non è forzato fa crescere” ( Dao De Jing, cap. 43), ossia che se non mi oppongo all’evento, se applico il wu-wei, la non-azione, o meglio la non-interferenza, si apre in me uno spazio incontaminato dal quale qualsiasi evento, anche apparentemente nefasto, in realtà rivela sempre qualche dono nascosto, qualcosa che mi insegnerà a danzare nella tempesta e magari pure a coinvolgere altre persone in questa danza.

Concludo questo articoletto esprimendo l’augurio che pure chi mi leggerà abbia già un ideale che gli scalda il cuore come il sole, e una fiducia nella Vita che lo renda saldo come la roccia, fluido come l’acqua e flessibile come il bambù.

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