Che differenza c’è tra la stagnazione e la sospensione? Le zucchine lo sanno, noi l’abbiamo dimenticato.

Ho sentito l’urgenza di scrivere un piccolo articolo riguardo ad un pensiero che ultimamente si affaccia alla mia mente e che poi inevitabilmente si trasforma in tensione nelle fibre del mio corpo. Dato poi che altre persone a cui voglio bene mi hanno detto che stanno vivendo lo stesso stato d’animo, eccomi spronata a scrivere, così che questo articoletto non serva soltanto a chiarirmi le (poche) idee (confuse), ma forse sia d’aiuto ad altri.

Recentemente, mi capita di svegliarmi con la sensazione di “non fare abbastanza”, come se questo periodo particolare che stiamo tutti attraversando necessitasse di maggiore energia, di azioni più incisive. Il primo pensiero che mi sorge subito dopo è che dovrei smetterla di identificarmi con quello che “faccio” e restare profondamente connessa con ciò che “io sono”. E va bene, cerco sempre di dar retta alla maestrina Advaita (non duale) dentro di me! 😉 Mai contraddirla! Però la sensazione rimane.

Ho trasformato questa tensione in una domanda, prima di entrare in meditazione dopo la mia quotidiana pratica di Qigong, e sono sorte alcune interessanti suggestioni. È da una trentina di anni ormai che in meditazione mi rivolgo al mio “Angelo Compagno”, quando proprio non so più che pesci pigliare. (Lascio a voi la libertà di credere o no nell’esistenza degli Angeli; se è più semplice per voi, potete ad esempio pensare che si tratti di contattare la parte più saggia di noi, il Sé superiore, il maestro interiore. Il mio maestro cinese Wang la chiamava “immagine psichica”. Fate voi.) Comunque mi fa piacere condividere questa saggezza non mia con chiunque vorrà leggere questa pagina.

La domanda precisa che ho posto, prima di entrare nell’ascolto profondo, è stata questa:

Come posso distinguere tra l’inerzia e l’attesa, tra la stagnazione e la sospensione?

La risposta è stata molto chiara. Il TU a cui si rivolge non sono solo io, Panna, ma qualsiasi persona di “buona volontà”, chiunque abbia a cuore la felicità propria e di ogni essere.

Così come in Terra ci sono Montagne e Vallate, così nel paesaggio interiore della tua Anima c’è spazio per ogni forma di passo, di corsa, di volo, di sosta. Quello che qualche volta confondi con momenti d’inerzia non è altro che un limbo benefico che crea la possibilità di ripartire dalla verità di chi sei. L’autenticità dell’essere è l’unica possibile sorgente dell’intenzione pura: l’unica intenzione che porta frutti senza l’intervento della volontà del singolo. Il “Sia fatta la tua volontà” presuppone necessariamente tempi apparentemente morti, ossia inattivi esteriormente, ma di grande trasformazione interiore. Il bruco sta morendo per far sì che la farfalla nasca. È la metafora più adatta a questo momento storico sia individuale che collettivo. E come si fa a distinguere la stagnazione, la depressione, dalla sacrosanta sospensione? Dalla presenza di isole felici, di scelte facili da fare, di cose belle, seppur piccole, a cui dedicarsi. Una persona depressa o caduta nell’inerzia tamasica vede tutto nero, non ha certo in mente di creare alcunché. Non va a curare l’orto, non scrive, non dipinge, non cucina per sé e per gli altri, non gioca con i bambini, non ha neppure uno sprazzo di luce nelle sue giornate. Aggiungi poi che l’attesa non è facile nel tuo mondo, in una società in cui tutto è assecondato alla fretta, al turbinio vorticoso di volontà personali e desideri piccoli, volti al raggiungimento di falsi traguardi, illusori come la sabbia nella tempesta… Ma tu sai come mettere a frutto questa attesa: il richiamo della Natura, ad esempio, è sempre positivo, per te e per tutti. Gli insegnamenti di Madre Natura vanno sempre ascoltati: vedi bene ogni giorno quanto lenta è la crescita di una zucchina, di un pomodoro. Alcune cose non possono essere spinte, accelerate. Non credi di essere un po’ più complessa e articolata di una zucchina? Non giudicarti secondo i canoni della società, altrimenti soffri. Compara piuttosto i tuoi tempi a quelli delle rose, delle zucchine, e la tua anima sarà in pace. Lascia che sia l’Universo ad organizzare gli incontri. Lascia che sia la Vita a portare verso di te gli eventi, le persone e le situazioni in cui tu potrai dare il meglio di te nel mondo, nel modo più gioioso e autentico. Riconosci tutto quello che hai già compiuto finora intorno a te, e continua ad essere l’ancella della Bellezza. La tua anima è astorica ed eterna, perciò sganciati sempre di più dal già noto, e vola felice e fiduciosa verso l’ignoto. Basta che la tua Intenzione profonda del Cuore, dell’Essere, sia di servire da strumento dell’evoluzione spirituale tua e di chiunque avrà contatti con te o attraverso di te.


Mi è anche venuto sincronicamente in aiuto un testo che io amo molto, il Dao De Jing, al capitolo 45 (nella bella versione proposta da Wayne Dyer):

La massima perfezione sembra imperfetta,

eppure il suo uso è illimitato.

La massima pienezza sembra vuota,

eppure il suo uso è inesauribile.

Parafrasando questi versi, direi che la massima attività sembra inattiva. Quando sento questa tensione tra la sensazione di dover dedicarmi ad un fare “più grande” (pensiero proveniente dall’io piccolo, mentale), e quell’altra sensazione che da dentro sembra frenarmi (proveniente dall’Anima), in realtà intuisco ora che si tratta di una forma di attesa, di sospensione interiore, ossia il sintomo di una metamorfosi profonda.

E proprio di metamorfosi si tratta, ora più che mai, anche e soprattutto a livello collettivo. I profeti del “torneremo presto come prima” non mi convincono. Sento nella profondità più intima della mia anima che TUTTO deve cambiare e che NULLA può tornare come prima. Innanzitutto dentro ciascuno di noi, certo. E un vero cambiamento, a livello sia individuale che collettivo, può solo sgorgare da uno spazio fatto di silenzio e di luminosa saggezza, raggiungibile con un attento ascolto e riconoscendo con umiltà, ma senza rassegnazione, che non sappiamo proprio nulla, e che tranne poche, fulgide cose belle e buone, come umanità abbiamo fallito.

Qualche giorno fa mi è venuto questo haiku:

L’inquietudine

non può attanagliarmi

nel Cuore Stellare

Scegliendo la guida interiore del Cuore, dell’Intuito allineato col Sé superiore (che negli incontri di Qigong è simboleggiato dalla Stella Polare), ci si svincola dai dubbi della mente, che ci tengono bloccati con le tenaglie tra il martello e l’incudine. È un profondo slancio di libertà che ci deve ardere dentro, per uscire dalle maglie dell’ipnosi collettiva. E questo presuppone la volontà coraggiosa di affidarsi all’ignoto, (di spiccare il volo come fa la piccola piuma nell’immagine di apertura), di uscire dalle trame già conosciute e di farsi trovare da anime affini, per realizzare insieme nuove modalità inaudite e (ancora) inimmaginabili di stare al mondo.

Poiché, da brava artista, le immagini parlano molto di più al mio Cuore di tante parole, ho aggiunto una serie di fotografie che ho scattato qualche tempo fa, e che spero parlino anche al vostro Cuore.

E aggiungo il link al mio ultimo video casalingo, dedicato al Coraggio. Siate Coraggiosi, e fate fruttificare questo momento di sospensione rimanendo autentici, inseguendo la gioia, quello che davvero vi piace tanto, per facilitare la metamorfosi in atto …

One Reply to “Che differenza c’è tra la stagnazione e la sospensione? Le zucchine lo sanno, noi l’abbiamo dimenticato.”

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